Psicologi a domicilio 2/ Consigli per la terza età

Link all’articolo originale: Psicologi a domicilio 2/ Consigli per la terza età

psicologi a domicilio terza età

La pandemia in corso sta mettendo a dura prova i nostri equilibri fisici, psicologici, sociali, etici. Ci costringe a fermarci, a rivalutare la dimensione del tempo in cui siamo inseriti. Un tempo che appare attualmente sospeso. Un tempo che ha un valore diverso a seconda che sia visto con la lente di un bambino, di un giovane, di un adulto, di un anziano

Covid-19 e terza età

Il vissuto emotivo di questi giorni ci spinge spesso a sentirci in allerta, spaventati, frastornati, di fronte a un’esperienza che ha investito le nostre vite senza preavviso: «Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa», come sottolinea Papa Francesco. Per cercare di rimanere a galla su un’immaginaria zattera di sicurezza, più volte in questi giorni ci siamo sentiti ripetere che

I morti ci sono, ma…sono prevalentemente anziani, quel “ma” pronunciato da chi desiderava maldestramente rassicurare il resto della popolazione sulle conseguenze della malattia, sembra sottendere che non tutte le vite abbiano lo stesso valore

Appare frutto di quella “cultura dello scarto” da cui ci aveva messo in guardia Papa Francesco: “per edificare un mondo migliore bisogna superare la cultura dominante dello scarto”. Sicuramente il mondo che ci troveremo davanti dopo l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo sarà un mondo diverso, ma sta a noi direzionare la rotta del cambiamento: “Solamente se i nostri nonni avranno il coraggio di sognare e i nostri giovani di profetizzare grandi cose, la nostra società andrà avanti”.Foto Vaticanmedia/Sir

L’infezione da coronavirus può in questi soggetti manifestarsi in modo più aggressivo, perché, come ci ricorda Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, l’invecchiamento del sistema immunitario e la presenza di malattie croniche può esporre l’anziano allo sviluppo di un’infezione decisamente più grave.

La persona over65 rappresenta pertanto al momento una categoria sensibilmente a rischio e dobbiamo prendercene cura. Da queste riflessioni nasce il desiderio di dedicare proprio alla terza età uno spazio in cui fornire dei consigli orientati alle loro esigenze.

L’invecchiamento di successo

Al giorno d’oggi tra le persone over65 troviamo uno scenario variegato. Per molti di loro il termine anziano suona anacronistico: grazie ai progressi della medicina e al miglioramento dello stile di vita, abbiamo di fronte uomini e donne che lavorano ancora, che si dedicano al volontariato, dediti alla famiglia, che desiderano fortemente coltivare le proprie passioni e la propria cultura.

Quando parliamo di anziani occorre pertanto operare una prima distinzione, come suggerisce il mondo della gerontologia, tra “giovani anziani” (65-74), “anziani anziani” (75-84) e “longevi” (>85). La Società Italiana di Geriatria e Gerontologia propone anzi di aggiornare il concetto di anzianità, spostandone la soglia a 75 anni

Gli stereotipi stessi della vecchiaia andrebbero rivisti, superando il riduzionismo biologico che pone in risalto unicamente la decadenza psicofisica. La persona che si cela dietro quel termine, rappresenta un’unità costituitasi diacronicamente, come frutto di un’intera esistenza snodatasi attraverso le differenti età della vita, e intersoggettivamente, nella condivisione del proprio mondo con quello degli altri. Per l’anziano la dimensione temporale appare spesso sospesa, perdendo la sua tridimensionalità, incastrata tra il “non più” e il “non ancora” (Poletti et al. 2016). Ancor più in questi giorni il tempo diventa complesso da gestire e può perdere di significato, riportando alla luce discrepanze identitarie, fonte di disagio e sofferenza, che non hanno trovato precedente piena armonizzazione.

Suggerimenti per affrontare l’isolamento

Può dunque essere utile per queste persone lavorare proprio sulla dimensione temporale del qui e ora, riattribuendo significato al tempo che scorre nelle loro giornate. Tra i consigli pratici che potrebbero in questo momento aiutare a perseguire tale impegno, ne elenchiamo alcuni:

  • Mantenere una routine quotidiana organizzare la nostra giornata scandendo il tempo con delle attività precise, pianificando i diversi momenti, aiuta a radicarsi nel tempo presente. Alziamoci dal letto all’orario abituale, vestiamoci e dedichiamo il nostro tempo ad attività stimolanti da un punto di vista fisico e cognitivo. Ricordiamo infatti che l’età rappresenta il primo fattore di rischio per lo sviluppo di un decadimento cognitivo e l’inattività, l’ipostimolazione possono comportare una riduzione dell’efficienza cognitiva;
  • Prendersi delle pause il cambiamento sostanziale della nostra quotidianità può portare con sé anche momenti di frustrazione e di disorientamento, che possono toglierci l’energia e il desiderio del “fare”. Accogliamo e accettiamo questi momenti, fanno anche loro parte di questo tempo e ci invitano a prenderci cura di noi stessi, ascoltando quanto ci attraversa;
  • Informarsi, dando ascolto solo alle fonti ufficiali nell’arco della giornata è bene non passare troppo tempo a reperire informazioni sulla situazione attuale, per evitare di tenere costantemente in tensione il nostro sistema di allerta, con ricadute sul nostro benessere fisico e psicologico. Dedichiamo pertanto all’informazione solo un paio di momenti, affidandoci alle comunicazioni ministeriali, e non lasciamoci irretire dalle numerose notizie (e bufale) circolanti in rete. Informiamoci anche su quali possano essere i sintomi prevalenti (tosse secca, raffreddore, febbre, astenia), per valutare razionalmente il pericolo e non lasciare la nostra mente libera di immaginare scenari spaventanti;
  • Usiamo la nostra paura e preoccupazione queste emozioni ci segnalano la presenza di un pericolo e ci aiutano a difenderci da esso. Per difenderci aderiamo scrupolosamente alle indicazioni suggerite dal Ministero della Salute, tra cui limitare gli spostamenti, indossare protezioni, mantenere la distanza sociale;
  • Contattiamo un professionista qualora il disagio percepito dovesse rivelarsi intenso, non abbiamo timore di rivolgerci a un professionista, a uno psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, che possa aiutarci a guardarci con altre lenti e a riattivare le nostre risorse. Molti professionisti si stanno mettendo a disposizione in forma gratuita per affrontare l’emergenza, attraverso colloqui telefonici o videochat.

dott.ssa Federica Del Signore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.